Palazzo Camponeschi

La vicenda urbanistica ed edilizia si avvia il 9 ottobre 1592, con la assegnazione ai Gesuiti del Palazzo della Camera ubicato su un isolato urbano, stretto e lungo, che andava dalla Piazza di S. Margherita fino alla via dell’Annunziata. Il Palazzo della Camera insisteva sullo stesso sito delle case appartenenti alla famiglia Camponeschi, da cui è derivata la attuale impropria denominazione di Palazzo Camponeschi. Il 4 novembre 1596 viene inaugurato l’Aquilanum Collegium all'interno del vecchio palazzo della Camera. Nel 1597 i Gesuiti entrano in possesso anche della piccola Chiesa di locale di S. Margherita della Forcella e nel 1598/99 procedono già alle prime acquisizioni di case e terreni con l'obiettivo di consolidare il loro insediamento.Il primo progetto organico è del maggio 1625, opera del P. Agatio Stoia (1592-1617-1656), Architetto della Provincia Napoletana. La struttura distributiva è quella consueta dei Collegi della Compagnia  con la separazione delle funzioni tra l'area scholarum, l'area collegii e il cortile rustico. Il fratel Agatio Stoia redige nel 1630 un nuovo progetto che, con una modificata dislocazione corrispondente alla situazione attuale, ripropone però i contenuti del primo progetto. L'isola del complesso gesuitico si estende ad inglobare tutti e tre gli isolati paralleli compresi tra Via Andrea Bafile e Via Burri, mentre l'allineamento principale arretra sul filo della piazza di S. Margherita. Risolte in via definitiva le scelte strategiche, i Gesuiti possono dare avvio alla realizzazione della chiesa il 1 giugno 1636. 

 Nel 1700 viene avviata la costruzione del nuovo braccio del Collegio lungo l’attuale Via Camponeschi, in allineamento alla Chiesa nuova. Con il terremoto del 1703 il collegio viene fortemente danneggiato, e solo nel 1708 si può parlare delle fabbriche nuove del Collegio sotto la direzione dell’architetto dell’Ordine P.Giacomo de Napoli, ma al 1738 non erano ancora ultimate le cucine e il refettorio. Ma a causa dell’espulsione dei Gesuiti dal Regno di Napoli , il 22 novembre 1767 , il Collegio resta incompiuto con i due soli lati di edificio tuttora esistenti lungo l’antica via Forcella e lungo la attuale via Camponeschi .

Nel 1880 con il marchese Spaventa, si realizza la facciata di gusto eclettico su via Bafile , sul disegno eseguito nel  1850 da Luigi Benedetti. La trasformazione a Palazzo nobile comporta una modifica dell’impianto spaziale con la creazione di un asse ordinatore alternativo: ingresso in corrispondenza della nuova facciata, spazio corte  retrostante la chiesa, sfondamento attraverso il corpo di fabbrica del collegio sulla corte  giardino interna, in asse alla edicola ubicata sul lato opposto della corte stessa. 

Nel 1926 i Gesuiti riacquistano gli edifici del Collegio, restaurano la chiesa di S. Margherita e realizzano nel 1931 l’ultimo corpo di fabbrica sul sito della casa Fonticola.

Le strutture di Palazzo Camponeschi hanno subito pesanti danni ma, a differenza di altri edifici del centro storico, non hanno registrato crolli. Le volte a botte e a crociera del solaio di calpestio del piano terra e del piano primo mostrano ampie lesioni passanti. In alcuni punti le volte non solo manifestano distacchi all’imposta, ma addirittura aperture di diversi centimetri di larghezza in mezzeria. Il meccanismo di ribaltamento fuori del piano che ha interessato la parete Sud del cortile interno è particolarmente evidente. La parete mostra un fuori piombo di vari centimetri, evidenziato anche dalla penetrazione delle catene all’interno del muro.